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Opera “Mater Christi”

Il progetto pubblicato su Vita Pastorale maggio 1963
Associazione “Ancilla Domini”       nel cuore                                           del Beato Giacomo Alberione
L’Opera «Mater Christi»

Gesù, Sacerdote Eterno, attuò l’Incarnazione per mezzo di una Madre, e volle questa Madre associata alla sua opera di Redentore (per cui Maria è Corredentrice); soprattutto la volle vicino a sé ai piedi della Croce, quando immolandosi operava la nostra salvezza. In quel momento particolare, affidandole Giovanni come Figlio, la costituiva pubblicamente e ufficialmente Madre di tutti i Sacerdoti.

Diciamo «madre di tutti i Sacerdoti». Maria è Madre nostra, di tutti, e questa verità deriva soprattutto dal dogma del Corpo Mistico: Maria, come è madre del Capo, Gesù, così è madre di noi, sue membra. Perciò la maternità di Maria su tutti gli uomini è iniziata il giorno in cui il Verbo si è fatto carne. Ma ai piedi della Croce è a un apostolo che Maria viene affidata come madre, ed è un apostolo che viene affidato a Maria come figlio. Non possiamo non vedere in questo un privilegio, una maggiore intimità di vita e di collaborazione, tra Maria e gli apostoli di tutti i tempi, per cui la maternità di Maria sopra i Sacerdoti si esercita attraverso cure particolarissime.

Tutto è stato visto e predisposto da Dio «ab aeterno». Maria SS è stata predestinata dall’eternità Madre di Gesù Sacerdote e Corredentrice, sicché il primo titolo che le compete è quello di «Mater Christi», e nella sua missione di Corredentrice attraverso i secoli, è particolarmente madre e collaboratrice di quanti sono «alter Christus», scelti da Dio per applicare alle anime i frutti della Redenzione, ossia per continuare sulla terra la opera di Gesù.

Noi ci domandiamo: come Gesù volle avere nel tempo i suoi continuatori, i Sacerdoti, perché non potrebbe anche Maria avere delle sue continuatrici visibili, in anime generose, che sentano quasi un impegno di maternità spirituale verso i Sacerdoti, da esercitare con la preghiera, i sacrifici, una grande fedeltà alle parole dei Sacerdoti («Chi ascolta voi ascolta me», «Chi ascolta la mia parola, questi è mi è fratello, sorella e madre»), l’aiuto anche materiale?

Vediamo spesso il Sacerdote, specie diocesano, che soffre la solitudine, la calunnia, l’incorrispondenza ai suoi sforzi di ministero, talora in una condizione di abbandono spirituale e materiale, a cui nessuno pensa. Da ciò il rischio dello scoraggiamento, di uno stato di avvilimento che si presenta alle volte cronicizzato, con tutti i pericoli che ne possono conseguire.

Perché non incoraggiare quelle anime (oggi sono tante e non senza una divina mozione) che aspirano a compiere verso i Sacerdoti, quanto la Madonna e le pie donne fecero verso Gesù e gli Apostoli?

Si tratta di cooperazione nella preghiera e nel sacrificio, ansia premurosa per le vocazioni («Rogate Dominum messis..»), e per il ministero pastorale, di aiuto materiale, di cura, di difesa, di sostegno morale. Anime che attingano dal Cuore materno di Maria i sentimenti che Essa ebbe verso il suo Figliuolo Divino, e continuamente ha verso i Sacerdoti. Anime quindi che si propongono, con grande umiltà, di imitare Maria in ciò che fece verso Gesù fanciullo (e quindi aiuto agli aspiranti al Sacerdozio), verso Gesù e gli Apostoli durante il ministero (con la cooperazione di preghiera e di sacrificio, con servizio premuroso, con aiuto anche materiale), fino al sacrificio supremo: pensiamo a Maria ai piedi della Croce; pensiamo alla romana Lucina e a quante hanno raccolto le spoglie dei martiri;pensiamo al delicato pensiero di quelle donne (sono soprattutto donne) che continuano a pregare per i Sacerdoti defunti, che portano i fiori sulla loro tomba…

Molte anime, più sensibili ai problemi della Chiesa, si sentono portate sensibilmente, o meglio, per impulso della grazia, a questa vocazione; quando si fa brillare loro davanti questo ideale, si trovano come di fronte ad un’improvvisa rivelazione immensamente bella, profondamente sentita; un ideale capace di suscitare i più generosi entusiasmi e le più impensate energie.

L’istinto della maternità è insopprimibile nella donna, ed in lei il più potente: perché non sublimarlo orientandolo in questa direzione, prudentemente sì, ma insieme vigorosamente? Quante mamme, che hanno un figlio Sacerdote, si sentirebbero così più vicine e cooperatrici della sua missione! Quante mamme che hanno ardentemente desiderato un figlio Sacerdote, e non lo hanno avuto, si sentirebbero felici di una maternità spirituale verso tanti Sacerdoti! Quante anime bramose di dare un contenuto apostolico alla loro vita, troverebbero qui la forma più alta di cooperazione alla missione del Salvatore che, per quanto ami tutti gli uomini, è tratto verso i suoi Sacerdoti da un amore senza misura! Quanto tali anime sarebbero affascinate dall’ideale di poter essere in qualche modo le continuatrici della missione che ebbero la Vergine e le pie donne del Vangelo verso Gesù e gli Apostoli!

L’iniziativa potrà sembrare ardita e ha i suoi aspetti delicati; ma quante attività, ugualmente delicate e più ancora, esercitano nella Chiesa le anime consacrate! Penso anzi che il concetto di maternità, mentre costituisce uno stimolo ineguagliabile di dedizione e di personale santificazione, costituisca anche più una difesa che un’insidia alla virtù. Comunque, quando si vive per vocazione uno stato, è presente la grazia di stato a difendere, a suggerire le necessarie prudenze, a orientare tutta la vita alla santità.

Guardiamo gli insegnamenti del Signore, perché a tutto ciò che vi è in Lui di imitabile possiamo applicare le parole: «Exemplum dedi vobis, ut quemadmodum ego feci, ita et vos faciatis». Egli volle una Madre; e nella vita pubblica volle, per sé e per il collegio Apostolico, la presenza e l’aiuto delle Pie Donne. Troviamo queste durante il ministero apostolico di Cristo, le troviamo fedeli ai piedi della Croce, le troviamo partecipi della gioia della Risurrezione, le troviamo nel cenacolo insieme a Maria SS., per prepararsi e ricevere lo Spirito Santo.

Come attuare questa vocazione? Le forme sono molteplici, facili ad intuirsi e aperte a tutte le categorie di persone. Vedrei in concreto due classi:

1) Anime consacrate completamente, con i tre voti, in istituto secolare, delle quali parte sparse nel mondo, e parte in vita comune: per l’organizzazione e per tante attività che richiedono appunto la vita comune (case per Sacerdoti vecchi o infermi, case di Esercizi Spirituali e di villeggiatura per Sacerdoti, ecc.).

2) Cooperatrici senza voti, che vivono lo spirito dell’opera e vi collaborino nei limiti consentiti dal loro stato e dai loro doveri, e secondo un particolare regolamento.

Nella molteplicità degli istituti che sono sorti nei secoli per provvedere a particolari necessità caritative, assistenziali, sociali, educative, penso che possa utilmente inserirsi un istituto la cui altissima finalità – proprio in questi tempi – è particolarmente urgente e sentita.

L’istituto dovrebbe intitolarsi alla Madonna «Mater Christi», della quale queste anime dovrebbero essere le imitatrici e le continuatrici, nella cura verso l’«alter Christus» che è il Sacerdote; e l’istituto sarebbe pure posto sotto il particolare patrocinio di S. Giuseppe, la cui missione verso il Salvatore continua oggi verso tutta la Chiesa, e in particolare verso i Sacerdoti.

Chiedo a tutti una particolare preghiera per quest’opera che dovrebbe riuscire di conforto a tutti i Sacerdoti.

A(lberione).

Da Vita Pastorale maggio 1963

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